Lo sapevamo che non sarebbe stato facile

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Ragazzi che nottata qui a Copenaghen!

Siamo delusi, è ovvio che speravamo ben altro e di più.

Tuttavia, che superare il dominio dei combustibili fossili in una societa’ decarbonizzata non sarebbe stata una passeggiata lo sapevamo bene, che a Copenaghen non avremmo avuto l’accordo lo temevamo. Che abbiamo di fronte forze potenti, è  lapalissiano.

Quindi, siccome non credo che la nuova economia parta solo spontaneamente dal mercato, non possiamo demordere. Anche perche’ mai il movimento ambientalista e’ riuscito a far convergere 100 capi di stato in trattative vere, non parate, sul futuro del pianeta.

E’ questo, penso, lo spirito del team WWF qui a Copenaghen. E, penso, quello di tutti noi.

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Una Risposta a “Lo sapevamo che non sarebbe stato facile”

  1. Luca Mezzomo Dice:

    A me pare che il commento più centrato sull’esito della conferenza sia quello di Kim Carstensen, Leader della WWF’s Global Climate Initiative: “Quello che abbiamo dopo due anni di negoziati è un testo scombinato dal contenuto incerto. Con la possibile eccezione dei nuovi provvedimenti legislativi negli US [peraltro già definiti ben prima di Copenaghen, aggiungo io] e dell’inizio dei flussi finanziari, nessuno degli ostacoli politici a un’effettiva azione sul clima è stato superato”.

    E, purtroppo, il testo finale non è uscito dalle trattative vere fra 100 paesi, ma da un tavolo ristretto a pochi (non la UE, non le NGO), ed è stato poi imposto agli altri da USA, Cina e India. Non dimentichiamoci che Obama lo ha annunciato prima ai giornalisti del seguito presidenziale che alla conferenza… mi chiedo anche perché la UE lo abbia firmato.

    Con il fallimento della strategia lead-by-example ormai sotto gli occhi di tutti, il rischio vero e nuovo è che l’opposizione alle misure per il controllo delle emissioni ritrovi vigore anche nella UE, dove i nuovi Stati membri e alcuni dei vecchi (Italia) non sono mai stati entusiasti.

    A me pare che per uscire dall’empasse bisogna inventarsi qualcosa per spostare la pressione sui grandi produttori di CO2 fuori dalla UE, che (come è ormai dimostrato) non sono affatto convinti della priorità della lotta ai cambiamenti climatici. E se quello che li turba è il ritmo di crescita del PIL, forse è lì che bisogna toccarli.

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