Ricominciamo… con ancora più determinazione.

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Ci siamo concessi un po’ di riposo per ritemprarci, ma non abbiamo alcuna intenzione di demordere, anzi… Le difficoltà sono paradossalmente la conferma del fatto che ci troviamo di fronte a un bivio molto più decisivo di quanto si percepisca. Oggi, dichiarazione sulla la riunione del Coreper (il Comitato dei rappresentanti permanenti dell’Unione Europea) per esaminare la proposta spagnola di ribadire le posizioni europee sui target di riduzione della CO2 ( -20% sotto i livelli del 1990 entro il 2020, con un aumento condizionale al -30%).

“Il target europeo del -20% è molto debole, praticamente si dovrebbe rallentare il tasso di decrescita della CO2 degli ultimi 3 anni se vogliamo limitarci a tale obiettivo. Insomma, avvantaggiandosi dei risultati dell’industria delle rinnovabili e facendo un po’ di progetti all’estero, alcuni dei quali impresentabili, l’Europa potrebbe raggiungere il -20% senza attuare nessun cambiamento nelle industrie inquinanti. E questa sarebbe la leadership europea? Così facendo, la UE abdicherebbe di fatto a una supremazia negoziale, e non solo sul clima, e si consegnerebbe come ostaggio di USA e Cina, dopo aver fondato sul clima e sulla sicurezza energetica tutta la propria politica. Un atteggiamento attendista, insomma, che fa perdere autorevolezza all’Europa rispetto al quadro geopolitico mondiale. Ma anche la rinuncia a un’occasione per risparmiare massicciamente energia e creare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro in industrie dal futuro certo, per difendere industrie dal futuro compromesso.

“In tutto questo, l’Italia non deve distinguersi per miopia, rendendosi portavoce delle istanze più retrive dell’industria parassitaria; sarebbe una vera e propria onta per un paese che un tempo era capace di innovazione e di visione del futuro. L’Europa deve scrivere -30% sull’accordo di Copenaghen (entro il 31 gennaio vanno comunicati i target) e considerare un aumento al -40% perché sono questi i livelli di riduzione necessari per rimanere al di sotto dei 2°C di aumento medio della temperatura globale rispetto all’età preindustriale. E l’Italia dovrebbe finalmente uscire dall’immobilismo: serve una strategia sul clima, serve una strategia energetica; e invece ancora non si è rivista nemmeno la superata delibera CIPE del 2002. Così il Paese rischia il suicidio economico e industriale, oltre che politico e ambientale: lo sanno tutti, Governo, industria, finanza, sindacati: ma nessuno fa niente”.

4 Risposte a “Ricominciamo… con ancora più determinazione.”

  1. Maria Grazia Midulla Dice:

    Furio, adesso posto una buona notizia arrivata oggi!

  2. Maria Grazia Midulla Dice:

    Signor “Tartarino”, mi consenta di non rispondere alle sue battute di dubbio gusto: la comunità scientifica è ben convinta, nonostante le intrusioni nei sistemi informatici dei suoi amici. Noi siamo convinti come e più di prima. Se lei vuole credere alle favole, liberissimo di farlo.

  3. Furio D Dice:

    Ciao Mariagrazia,

    ci sono novità? Cosa bolle in pentola? Intendo in quel pentolone che è il nostro bel pianeta ovviamente! Ho letto della decisione di Obama di rilanciare le centrali nucleare, ora il nostro Berlusca potrà dire di imitare l’America, anzi, di aver ispirato Obama! Che ne pensi?

    Saluti, Furio

  4. Tartarino Dice:

    bè, vi siete ritemprati? Ah ah ah, avete preso una bella batosta a Copenaghen e non vi riprenderete più, il mondo ha capito finalmente che i cambiamenti climatici sono un bluf, che voi siete un bluf!!! Il bello è che ci credete pure ai cambiamenti climatici, ma come si fa, con tutti gli imbrogli che anno fatto, con tutti i dati che anno truccato. Saluti

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